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Gli aspetti valutari

La storia del regime valutario cinese può essere divisa in due periodi: il primo inizia con l'apertura della Cina agli investimenti stranieri (1979) e termina con la prima riforma del sistema valutario (1993); il secondo va dal 1 gennaio 1994 ad oggi.
Durante il primo periodo, gli stranieri avevano accesso unicamente ad un tipo di valuta cinese, denominata FEC ("Foreign Exchange Certificate"), che veniva cambiata ad un tasso notevolmente diverso rispetto a quello della valuta locale, il Renminbi (RMB). Tutte le operazioni in valuta estera dovevano essere effettuate attraverso la "People's Bank of China" o altre banche autorizzate dall'allora "State Administration for Exchange Control' (SAEC), che fissava periodicamente il tasso di cambio del FEC con le valute straniere. Solo una parte delle società cinesi (incluse alcune JVJ era autorizzata ad accedere ai cosiddetti "swap centers", dove il tasso di cambio era determinato principalmente dal mercato.
Il secondo periodo è invece caratterizzato dalla progressiva apertura verso la piena convertibilità del RMB e da una copiosa produzione normativa del Governo, dello State Administration of Foreign Exchange (SAFE) e di altri organismi quali la People's Bank of China (PBOC).
Il tasso di cambio tra il RMB e la valuta estera viene oggi fissato sulla base delle "condizioni di mercato" ed è annunciato giornalmente dal SAFE. Tuttavia, nelle transazioni tra banche e società, il tasso di cambio fissato dal SAFE può subire una fluttuazione, in più o in meno, dello 0,25% sul tasso medio.
Di notevole importanza poi, in questa seconda fase, sono due interventi in materia dello State Council: il primo ("Foreign Exchange Control Regulations") è entrato in vigore nell'aprile del 1996; il secondo ("Administration of the Settlement, Sale and Payment of Foreign Exchange, Provisions") il 20 giugno dello stesso anno.
Nelle intenzioni del legislatore le due leggi dovevano codificare e razionalizzare un notevole numero di regolamenti e direttive. In realtà, lo scopo non è stato raggiunto in quanto le leggi sono state costantemente oggetto di adattamento ed adeguamento.
In seguito alla Riforma del 1996 i principi fondamentali del nuovo sistema possono comunque essere così riassunti:

  • il governo cinese non pone restrizioni ai pagamenti in valuta estera e al flusso di valuta estera in entrata ed uscita dalla PRC;
  • i privati e le società che esercitano attività per cui è necessario effettuare pagamenti in valuta estera hanno l'obbligo di dichiarare alle autorità competenti le transazioni effettuate;
  • la circolazione di valuta estera all'interno della PRC è proibita. Nessuna operazione in valuta estera può essere condotta per l'acquisto di beni o per la fornitura di servizi all'interno del Paese;
  • ogni entrata di valuta estera derivante da operazioni relative a partite correnti deve transitare presso una banca locale all'interno del territorio cinese;
  • i depositi di valuta all'estero devono essere specificamente autorizzati;
  • la valuta depositata su conti correnti individuali può essere liberamente ceduta, prelevata e trasferita anche all'estero.

L'innovazione principale creata dalla nuova normativa è la libera convertibilità del RMB per le partite correnti. L'articolo 17 del nuovo testo delle Foreign Exchange Regulations prevede, infatti, che le entrate in valuta locale di stabili organizzazioni straniere e di individui che abbiano soggiornato in Cina possano essere liberamente convertite presso le banche autorizzate, dietro presentazione di "appropriati documenti e vouchers". Pertanto, una JV può liberamente disporre della valuta estera detenuta sui propri conti correnti ed effettuare e ricevere pagamenti presentando la ragione giustificatrice (sostanzialmente il contratto) e la prova di aver pagato le tasse (se dovute).
Dovranno presentare adeguati "documenti e vouchers" anche le società cinesi non abilitate ad operare con l'estero, le JV che necessitino di valuta estera in eccedenza rispetto a quella detenuta presso i depositi bancari e, in alcuni casi, gli individui che abbiano già effettuato operazioni di cambio da valuta estera in RMB al momento dell'ingresso nella PRC. Tra questi "documenti" possiamo citare, per quanto concerne le società, il contratto per l'importazione di beni dall'estero e, nel caso dei privati, la ricevuta di conversione della valuta estera in RMB.
La legge include tra le operazioni per le quali vi è piena convertibilità della valuta locale tutte le operazioni commerciali effettuate da società, nonché le spese ed i ricavi relativi a prestazioni lavorative o di servizi.
Anche i dividendi pagati all'investitore straniero rientrano tra le partite correnti. Per il loro pagamento è dunque sufficiente una risoluzione del Board of Di recto rs della JV (o dello Shareholders' Meeting se la JV è dotata di tale organo societario), senza che sia necessaria l'approvazione del SAFE o di altri dipartimenti governativi. E' quindi pienamente consentita ad una JV la conversione della valuta locale per il pagamento dei dividendi spettanti all'investitore straniero, qualora la valuta estera presente sui conti correnti della JV non sia sufficiente a tale scopo.
Restrizioni permangono invece per le operazioni in conto capitale, che comprendono le transazioni relative ad investimenti diretti, prestiti, investimenti in azioni o obbligazioni, e per ogni altro movimento di capitali oltre i confini del Paese.
I controlli previsti per le operazioni in conto capitale si esauriscono principalmente nell'approvazione da parte del SAFE: questa è richiesta, infatti, per l'apertura di un conto bancario presso una delle banche autorizzate per il deposito in valuta estera relativa alle contribuzioni al capitale, così come per la conversione di RMB in valuta estera per il pagamento dei debiti contratti con banche ed istituzioni straniere.
Dal luglio 1996 è consentito poi alle società a capitale straniero accedere aWInterbank Exchange Market e svolgere direttamente le proprie operazioni di cambio "over the counter" presso le banche autorizzate ad operare in valuta estera. Il sistema consente una distribuzione razionale della valuta verso i centri di maggior bisogno (selezionando le banche che ne abbiano maggiore disponibilità).
Purtroppo, mentre per le società cinesi l'accesso aWInterbank Exchange Market è quasi automatico, per le società a capitale straniero è necessario richiedere, per ogni operazione, l'approvazione preventiva del SAFE, tranne i casi in cui la JV abbia provveduto alla revisione annuale della propria contabilità valutaria, che garantisce il diritto di accesso illimitato.
Ricordiamo che la revisione "valutaria" annuale, che è rivolta alla verifica dell'adempimento degli obblighi di contribuzione al capitale, dell'utilizzo appropriato dei conti correnti in valuta estera, del rispetto dei regolamenti sui finanziamenti stranieri, ecc., è obbligatoria per tutte le JV costituite successivamente all'entrata in vigore della disciplina del luglio 1996. Peraltro, le FIEs situate in export processing zones od in bonded zones sono soggette, oltre che alla revisione annuale, ad una disciplina valutaria più restrittiva.
A partire poi dalla metà del 1998, per consentire alla PRC di fronteggiare efficacemente la "crisi" valutaria asiatica ed evitare la svalutazione del RMB, una serie di circolari della People's Bank of China e del SAFE ha notevolmente ampliato i poteri di controllo di quest'ultimo organismo, rafforzando il sistema di registrazione obbligatoria.
Sono quindi ora soggette a registrazione presso il SAFE tutte le operazioni da cui derivano crediti in valuta estera nei confronti di soggetti cinesi, anche se non assunti attraverso mutui o prestiti bancari. Sono, ad esempio, soggetti a registrazione i derivativi, i contratti di "forward" e "future".
Sono stati poi definitivamente aboliti gli swap centres, che confluiranno, secondo i nuovi regolamenti, nel già avviato mercato nazionale della valuta estera ("China Foreign Exchange Trade System").
Infine, sono state previste restrizioni all'utilizzazione di garanzie bancarie in valuta estera (anche come collaterale per prestiti in RMB) da parte di entità di diritto cinese, mentre la concessione di analoghe garanzie per prestiti a società a capitale straniero (FIEs) è consentita ma è stata regolamentata in maniera più rigorosa. In particolare, tra le altre novità:
• mutui in RMB garantiti da depositi in valuta estera possono essere concessi solo dagli head-offìces delle banche cinesi e non dalle filiali;
• la FIE beneficiaria del credito deve aver già provveduto a versare il proprio capitale sociale per intero.
I fondi così ottenuti dalla FI E devono essere utilizzati per necessità di capitale circolante e non per finanziare piani di investimento a lungo termine, o per acquistare valuta estera per importazioni o a servizio del debito.
È ragionevole attendersi, a fronte della mutata congiuntura economica, un ulteriore rilassamento della normativa valutaria cinese, che ha dimostrato di seguire strettamente logiche di politica economica, attraverso interventi continui del SAFE e delle autorità monetarie a modifica o rettifica del quadro normativo di base.

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